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Capitano Emilio Lussu

Emilio Lussu è il “personaggio” di Armungia per eccellenza, non solo perchè vi nacque, ma soprattutto per il profondo amore che egli ebbe per la sua terra e per la sua gente. Della vita paesana serberà sempre un ricordo indelebile, considerandola indispensabile per la sua formazione democratica.

Nato ad Armungia il 4 dicembre del 1890, appena laureato in giurisprudenza partecipa alla prima guerra mondiale come ufficiale di complemento della Brigata Sassari. Rientrato in Sardegna nel 1919, si pone alla guida degli ex combattenti, sull’onda della solidarietà creatasi al fronte fra i soldati sardi e della conseguente presa di coscienza politica dei reduci. Nel 1921 contribuisce in modo decisivo alla nascita del Partito Sardo d’Azione. Il partito si configura come un generale movimento popolare, sociale e politico di contadini e pastori, perseguendo una politica di riscatto dell’isola. 

Antifascista intransigente, nel 1921 è eletto per la prima volta deputato nelle file del suo partito. Dopo l’assassinio dell’onorevole Matteotti partecipa alla secessione dell’Aventino, convinto tuttavia della necessità dell’azione per rovesciare il regime fascista. Il 31 ottobre del 1926 Mussolini scampa a un attentato a Bologna: quello stesso giorno si scatenano in tutta Italia rappresaglie contro gli oppositori. A Cagliari, Lussu è aggredito in casa da un gruppo di squadristi e ne uccide uno. Arrestato, è assolto in istruttoria per legittima difesa, ma è comunque condannato da una commissione fascista a cinque anni di confino a Lipari. Nel luglio del 1929 riesce avventurosamente a fuggire e a raggiungere Parigi, dove con altri “fuoriusciti” italiani (fra cui Gaetano Salvemini e Carlo Rosselli) dà vita a "Giustizia e Libertà", un movimento che si propone di rovesciare la dittatura fascista. Con l’aiuto importantissimo della moglie Joyce Salvadori, conosciuta a Ginevra, comincia il periodo della “diplomazia clandestina”: l’idea è quella di un colpo di mano per far crollare il regime fascista a partire dall’insurrezione della Sardegna.

Negli anni dell’esilio si dedica intensamente anche all’attività di scrittore: tra le sue opere più importanti si segnalano in particolare La Catena (1929), Marcia su Roma e dintorni (1933), Teoria dell'Insurrezione (1936) e Un anno sull’Altipiano (1938). Nel 1939 scrive Il Cinghiale del Diavolo, racconto di caccia e magia in cui è rievocato il mondo delle sue origini.

Nell’agosto del 1943 riesce a rientrare in Italia, insediandosi nella Roma occupata dai nazisti. Aderisce alla Resistenza nelle file del Partito d’Azione, nel quale fa confluire il movimento di Giustizia e Libertà in nome della superiore esigenza di una lotta unitaria per la liberazione. Finita la guerra, è ministro dei governi Parri e De Gasperi e nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente. I contrasti con la nuova dirigenza del partito sardo post-bellico lo portano a formare un nuovo gruppo che poi aderirà al Partito Socialista Italiano (con tessera retrodatata del 1919, l’anno delle grandi lotte contadine e operaie combattute in Sardegna, che lo videro fra i principali protagonisti). 

Il periodo da parlamentare socialista è ricco di interventi in aula e fuori, dalla difesa della Repubblica democratica e antifascista alle lotte per lo sviluppo economico e il progresso sociale della Sardegna. 

 Nonostante un’esistenza travagliata e avventurosa che lo costringe a lunghi anni di esilio prima e di vita lontano dalla Sardegna poi, Emilio Lussu non dimentica mai la sua Armungia cui rimane legatissimo: il suo è un esempio di italiano mosso da uno spirito morale ed emotivo che parte - ritornandovi in continuazione - dal microcosmo di questo centro del Gerrei. 

Muore a Roma il 5 marzo 1975.