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Joyce Lussu Stampa E-mail
Joyce Salvadori Lussu nasce a Firenze l’8 maggio 1912. Nel 1924, dodicenne, in seguito alle minacce e all’aggressione subite dal padre ad opera degli squadristi fiorentini, lascia l’Italia insieme alla famiglia. Tra il 1930 e il 1932 studia filosofia ad Heidelberg, in Germania, dove vede nascere, con allarmata e critica vigilanza, i primi sintomi del nazismo. Nel corso degli anni, nonostante la vita clandestina, studierà Lettere alla Sorbona di Parigi e Filologia all’Università di Lisbona.

Nel 1932 rientra in Italia e si reca a Ponza a trovare il fratello Max, mandato al confino nell’isola con l’accusa di far parte del gruppo romano di “Giustizia e Libertà”.  Lei stessa, più tardi, aderirà al movimento. A Joyce viene affidato un documento con le indicazioni per una possibile fuga dall’isola, da consegnare a Emilio Lussu, del quale ha letto sui giornali e sentito parlare dai suoi genitori, che lo avevano conosciuto. Il primo incontro avviene a Ginevra nella primavera del 1933. Dopo essere stata in diverse zone dell’Africa, tra il 1934 e il 1938, rientra clandestinamente in Europa, raggiungendo Marsiglia priva di documenti, iscritta come tutta la sua famiglia nelle liste nere del regime fascista. 

Nel 1939 si lega a Emilio Lussu col quale vive a Parigi fino al giugno del 1940, quando la città viene occupata dalle truppe tedesche. I due raggiungono successivamente Marsiglia dove danno vita ad un'organizzazione di espatrio clandestino, producendo documenti falsi e riuscendo a organizzare le partenze dalla Francia per centinaia di antifascisti di diverse nazionalità. Successivamente saranno in Portogallo e in Inghilterra, dove lei seguirà un corso di addestramento alla guerriglia in un campo militare, prima di far ritorno in Francia. In Fronti e Frontiere (1946) lei stessa racconterà, in forma autobiografica, le vicende di questo periodo. Rientrata in Italia nel luglio del 1943, dopo le dimissioni e l’arresto di Mussolini, Joyce partecipa alla Resistenza: nel 1961 le verrà conferita con cerimonia solenne la medaglia d’argento al valor militare

Nel 1944 si reca per la prima volta in Sardegna e ad Armungia. Il suo incontro con l’isola verrà descritto in L’olivastro e l’innesto (1982).

Nel dopoguerra è promotrice dell’Unione Donne Italiane e milita per qualche tempo nel PSI, prima di tornare ad occuparsi di attività culturali e politiche autonome. Tra il 1958 e il 1960  sposta il suo orizzonte di riferimento nella direzione della lotta contro l’imperialismo. Sono gli anni del sostegno ai movimenti di liberazione anticolonialistici grazie ai quali, attraverso numerosi viaggi, entra in contatto con popoli e culture differenti. Si dedica così ad un intenso lavoro di traduzione e di introduzione in Italia ed Europa di poeti delle avanguardie africane ed asiatiche. La sua produzione letteraria riflette il suo spirito laico, antimilitarista e femminista, teso verso l’impegno per la libertà e la democrazia, l’emancipazione dei popoli, la riscoperta delle tradizioni e della storia locale. Tra le sue numerose opere si ricordano "Tradurre poesia" (1967), Storia del Fermano (1969), Le inglesi in Italia (1970), Padre padrone padreterno (1976), L’acqua del 2000 (1977).

Muore a Roma il 4 novembre 1998.